Berlusconi intervistato da Gisella Roncoroni per La Provincia

Intervista esclusiva al presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ad Arcore. Parla degli anni vissuti a Como durante la guerra, da povero, e delle amministrative di domenica. «Landriscina porterà a Como un cambiamento radicale. Maurizio Traglio è politicamente non affidabile: nel 2012 voleva candidarsi con noi».

Ci sono le foto dei suoi figli e dei suoi nipoti, le coppe e i gagliardetti del suo Milan. E ancora una collezione di velieri e una di elicotteri, migliaia di libri, oggetti d’arte. Nel suo studio ad Arcore c’è un condensato della vita di Silvio Berlusconi.

Presidente Berlusconi, c’è stato un momento in cui lei era povero. Era un bambino ed era sfollato durante la guerra a Oltrona San Mamette. Che ricordo ha di quel periodo?

Sì, ho dei ricordi molto belli anche se c’era naturalmente il dolore perché mio padre con la sua compagnia aveva dovuto riparare in Svizzera perché i soldati tedeschi, dopo l’8 settembre, prendevano tutti i militari italiani e li spedivano in Germania ai campi di lavoro. Quindi io, per tre anni, ho sentito molto forte la mancanza di mio papà e l’uomo di famiglia ero diventato io.

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Cosa faceva?

Un mio lontano zio mi metteva sulla canna della sua bicicletta e mi portava a Como. Ecco perché Como ce l’ho nel sangue. Ho raccontato una volta di una bambina che aveva i “cannelloni”, come si usava allora, vista in cima al Baradello e che mi è sempre rimasta nella memoria. Avevo a Como anche dei parenti che mi ospitavano sempre quando potevo, alla fine della scuola e quando finivo di lavorare, cosa che ho sempre fatto per tutti i tre anni.

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A Como si vota tra pochissimo. Fino a 5 anni fa Como era il Mugello del centrodestra. Con lo scandalo paratie nel 2012 la città vi ha punito e ha scelto un sindaco di centrosinistra.

Abbiamo fatto così male che la sinistra ha vinto per i nostri errori. Poi però il centrosinistra ha continuato con la politica dell’immobilismo che non ha risolto niente. Il problema delle paratie sul lago è rimasto tale e quale e soltanto adesso, con l’avocazione che la Regione ha fatto a sé del problema, il lungolago sarà riconsegnato come prima a Como e ai suoi cittadini.

Perché dovrebbero darvi fiducia?

Dopo quell’immobilismo, nostro e quello della giunta di sinistra, abbiamo deciso di cambiare strada in modo totale. Como è una città bellissima, io ce l’ho nel cuore come dicevamo prima, si affaccia sul lago più bello del mondo, su questo non ho alcun dubbio, ma ha lasciato nel degrado tutta se stessa.

In che senso?

La giunta di sinistra non ha curato né il centro né la periferia. Ha alzato le tasse al massimo consentito dalla legge per Irpef e Tasi, ha emesso dei provvedimenti negativi nei confronti dei commercianti, specie quelli del centro storico, e non ha curato la pulizia e l’ordine della città. Io per esempio sono tornato dalla Svizzera pochi mesi fa, sono entrato a Ponte Chiasso e ho trovato una differenza enorme tra quello che lasciavo in Svizzera e quello che trovavo in un quartiere che doveva essere anzi un biglietto da visita di Como e dell’Italia. Noi abbiamo pensato che a Como bisognava cambiare tutto.

In che modo?

Abbiamo abbandonato tutti coloro che nel passato avevano fatto male e cercato nella società civile delle persone nuove. Abbiamo trovato, con molte insistenze, Mario Landriscina che è molto apprezzato e stimato perché è un grande professionista in un mondo difficile come quello delle emergenze sanitarie, ed ha quindi anche la capacità di fare squadra. Abbiamo a lungo parlato con lui e ci ha chiesto dei giorni per darci una risposta. E cosa ha fatto? È andato dai suoi cittadini per capire esattamente le cose di cui avevano bisogno. Ne è nato un programma che io ho apprezzato leggendolo, perché parte dalle piccole cose, panchine, illuminazione mancante, aiuole incolte: tutte cose che sembrano piccole ma che, invece, sono importanti perché fanno la città che ciascuno vive tutti i giorni. Ha ascoltato le fasce deboli della popolazione, c’è l’esigenza di ridurre le tasse e garantire ai comaschi sicurezza.

Lei l’ha incontrato. Che impressione ha avuto?

Sono convinto, conoscendo Landriscina da tempo e avendo letto e apprezzato il suo programma, e conoscendo anche alcune persone, tutte nuove, che vuole mettere nella sua giunta, che avvierà Como verso un forte cambiamento lasciando alle spalle quanto successo finora al contrario di quanto fa la sinistra.

Perché, cosa fa la sinistra?

Con Maurizio Traglio non rinnova le persone che fanno politica. Si è addirittura agganciata all’Ncd di Formigoni e Alfano, garanzia anche questa di continuità. E Traglio, se mi consente, è un personaggio ondivago. Diede un contributo per riportare in Italia l’Alitalia.

Faceva parte dei “capitani coraggiosi”, quando lei era al Governo…

Esatto. Questo è apprezzabile, poi però abbiamo visto come Alitalia è andata a finire e non è certamente colpa di Berlusconi, che fece il miracolo di strapparla ad Air France. È chiaro che poi coloro che hanno contribuito generosamente a riportarla in Italia non hanno saputo imporre una strategia di funzionamento. Io Maurizio Traglio, a cui riconosco un atto di generosità nazionale, lo considero una persona politicamente non affidabile.

Perché?

Cinque anni fa era con noi e aveva chiesto prima a noi di candidarsi, poi è passato da Passera. Poi ancora si è candidato nelle elezioni del 2013 con Giannino e adesso sta con il Partito Democratico, con Formigoni e con Alfano. La sua candidatura è un maquillage che la sinistra vuole fare alla sua giunta. Io sono sicuro che i cittadini comaschi sono persone avvedute e andando alle urne siano consapevoli del fatto che votare la sinistra significa dare continuità alla giunta che ha fatto molto male. Scegliere invece un uomo della società civile che non ha mai fatto politica, che sarà affiancato da una Giunta di persone che vengono dal lavoro, dalle imprese, dalla cultura, dal volontariato significa voler assicurare a Como un cambiamento radicale per farla ritornare la città che è nel cuore non solo mio, ma naturalmente di tutti i cittadini comaschi.

 

L’intervista completa è pubblicata su: La Provincia, 8 giugno

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